sabato 13 febbraio 2010

Il Sanguinaccio

Il sanguinaccio è un dolce tradizionale di Carnevale in almeno quattro regioni di Italia. Generalmente accompagnato alle chiacchiere, a Napoli si usa servirlo anche con i savoiardi. La ricetta originale prevede l'uso del sangue di maiale, ma essendone stata vietata la vendita nel 1992 dovrebbe, in realtà, essere utilizzato soltanto immediatamente dopo la macellazione. Per quelli di voi che hanno questa fortuna riporterò qui di seguito la ricetta originale, tranquillizzandovi sin da ora sul fatto che il sapore è tutt'altro che di sangue, il risultato è a dir poco paradisiaco, ma se non foste così fortunati da potervi procurare il "macabro" sangue di maiale fresco leggete la seconda ricetta riportata subito dopo la prima: è quella "blasfema" con soltanto il "solito" cioccolato.... si fa per dire!!


Ingredienti
1 Kg di zucchero
100 gr di cacao amaro
150 gr di farina
4 tuorli d'uovo
1/4 di sangue di maiale
1/2 lt di latte
25 gr di burro
1/4 lt di acqua
1 bustina di vanillina
1 bustina di cannella
100 gr di cedro a dadini piccoli


Procedimento
Lavate una pentola con acqua sale e limone. Mescolate lo zucchero alla farina e, sempre mescolando con un cucchiaio di legno, aggiungete il cacao.Aggiungete i tuorli d'uovo e, sempre mescolando, aggiungete il sangue poco per volta sino ad ottenere una pasta compatta ed omogenea. Allungate lentamente con l'acqua ed il latte. Setacciate il tutto attraverso un passino di seta o di metallo a fitta rete. Mettete il tutto sul fuoco non forte aggiungendo il burro senza tralasciare di girare nello stesso verso. Appena bolle, travasatelo in un recipiente di ceramica, lasciate raffreddare ed aggiungete il cedro, la vaniglia e la cannella.


Ingredienti 
per il sanguinaccio senza sangue
150 gr di cacao amaro
200 gr di cioccolato fondente a pezzetti
50 gr di amido (diluito in poca acqua)
1 lt di latte
600 gr di zucchero
2 - 4 bustine di vanillina (secondo i gusti)
2 - 4 cucchiai rasi di cannella (secondo i gusti)
50 gr  di burro
 150 gr  di cedro e arancia canditi


Procedimento 
mettete in una pentola cacao e zucchero, miscelate ed aggiungete il latte facendo amalgamare. Aggiungete l'amido ed il cioccolato fondente a pezzetti. Mettete sul fuoco e fate sciogliere il cioccolato, portate lentamente ad ebollizione e lasciate bollire 3 - 4 min. Togliete dal fuoco, fate intiepidire ed aggiungete la vaniglia e la cannella ed il burro. Girate il tutto per bene e, quando è quasi freddo, passate al setaccio. Suggerisco di aggiungere i pezzettini di cedro e cocozzata (zucca candita) al momento di servire in coppa con i savoiardi.



Perle di saggezza napoletana: 'O mollo rompe 'o tuosto! ( Il molle rompe il duro! - Il detto ci vuol dire che La dolcezza sconfigge la durezza).

martedì 9 febbraio 2010

Sformatini di manzo



In una zuppiera mischiate della carne di manzo tritata con il grana grattato, il sale, il pepe, il prezzemolo ed il rosmarino.




 Oliate per bene dei piccoli stampini e rivestiteli con la carne trita preparata in precedenza, 




adagiate al centro una fettina di lonza di maiale a pezzettini ed un bel dado di scamorza affumicata.




 Richiudete lo sformatino con dell'altra carne trita, 

irrorate con un filo di olio


 e cuocete in forno per 10/15 min.




Eccolo servito con contorno di friarielli




........ da leccarsi i baffi!!


Perle di saggezza partenopea: "Si nun può mangià carna, accuntientete d'o broro". (Se non puoi mangiare la carne accontentati del brodo).

Hot dog

E' un panino farcito con wurstel, spesso condito con ketchup, maionese o senape, a volte accompagnato da verdure (generalmente crauti). Il panino l'ho realizzato con la ricetta dei panini per hamburger che trovate qui. Il procedimento per la formatura del panino con il wurstel è questa:
formate circa 8 panetti, stendeteli a formare una specie di rettangolo
 
arrotolate
 
 
  

 pennellate con tuorlo d'uovo

 


arrostite il wurstrel ed inseritelo nel panino con i condimenti che preferite


 


 
Pillole di saggezza partenopea: "Q sèuanno 'o vino è doce sé fà chiù forte acito! (Quando il vino è dolce diventa aceto più forte!) - Il detto vuole intendere che le persone miti quando perdono la pazienza sono più pericolose delle altre.

Le brioscine della mia infanzia


Vi è mai capitato di rimembrare sapori e profumi della vostra infanzia che non siete riusciti mai più a ritrovare? Sono sicura di sì (anche se purtroppo quando  ciò avviene quasi sicuramente ci troviamo in una età..... diciamo... superiore ai 20 anni?!). Per quello che mi riguarda tra i vari ricordi che ho ce ne è uno in particolare che mi catapulta a razzo ai tempi delle scuole medie. Ricordo che quando uscivo da scuola, complice l'oraio, l'età ed il profumo penetrante della panetteria vicino l'istituto, mi prendeva una tale voglia di qualcosa di buono che non potevo fare a meno di comprare quelle treccine semidolci cosparse di zucchero semolato.... morbide... forfumate... gustosissime!! Non riuscendo più a trovare detta leccornia nelle panetterie, mi sono chiesta a lungo come fare a "replicare" detta bontà... Un giorno, leggo nel blog "Anice e cannella" una ricetta denominata "Briosci cu' zuccuru" che, nella premessa, ha una descrizione di questi panini al latte (ma un pò più dolci) che Marjlet consumava nella sua infanzia siciliana.... Meraviglia delle meraviglie: la descrizione è quasi identica a quella delle brioscine della mia infanzia..... Che fare? Rimboccate le maniche ed armata di tutto l'amore provo la ricetta in questione (accorgendomi peraltro che non è molto diversa dai miei impasti per i lievitati) e, dopo qualche ora, anche il sapore..... OTTIMO!! Provate a farle!!


Ingredienti
250 fr. farina manitoba
250 gr. di farina 00
75 gr. di zucchero
1/2 cucchiaino di sale
75 gr. di strutto (oppure margarina)
1/2 cubetto di lievito (oppure 20 gr. se volete farle in giornata)
120 ml di latte
120 ml di acqua
(i liquidi totali si dovranno regolare in base alla consistenza della pasta che dovrà risultare morbida come il lobo dell'orecchio)


Procedimento
Se volete farle in giornata, impastate tutto inserendo il burro alla fine e fate lievitare il tutto al calduccio sino al raddoppio (circa un'ora e mezza). Sgonfiate l'impasto e date le "pieghe":  prendete un lembo di pasta, stendetelo leggermente e riportatelo al centro con delicatezza. Ripetete questa operazione sino a riformare un impasto a palla e fate riposare 15/20 min. ancora. Senza rilavorare eccessivamente l'impasto, prelevate dei pezzi da circa 100 gr. di pasta e ricavane dei cilindri della lunghezza di circa due mani aperte. 

 

 Attorcigliate a forma di treccine e disponetele distanziate sulla placca del forno rivestita di apposita carta (ne sono venute nove). 


Pennellate con una miscela di acqua e latte e lasciate lievitare fino al raddoppio (in estate basteranno circa 40', in inverno più di un'ora).
Pennellate ancora, delicatamente, con la miscela di acqua e latte a 180° per circa 20' (fino a doratura). Non appena sfornati pennellateli di nuovo con la solita miscela e spolverateli abbondantemente con lo zucchero semolato.



Se scegliete di prepararle, come ho fatto io, secondo la procedura lenta (con meno lievito): impastate tutto con mezzo lievito (il burro alla fine) e fate lievitare circa 50' (d'estate), poi mettete l'impasto in frigo per circa 9 ore. Al mattino tiratelo fuori dal frigo per riportarlo a temperatura ambiente (ci vorrà un pò più di un'ora) e poi procedete come descritto nella ricetta.
Perle di saggezza partenopea: 'Nce vo' pacienza a magnà 'e carcioffole! (Ci vuole pazienza per mangiare i carciofi - Vuol dire che le cose piacevoli sono difficili da raggiungere: ci vuole tenacia -).
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